Dopo le case di Chiaserna, da un piazzale sulla destra parte uno stradino che presto si allontana
dal torrente che raccoglie tutta l'acqua del teatro imbrifero tra Acuto e Catria.
Un muro a secco, prova di un uso antico della via, ci accompagna.
Il contatto con piccoli ghiaioni ci permette di osservare alcune piante tipiche degli ambienti aridi.
Ad un bivio (0,30) prendere a destra a salire.
Il sentiero si fa più stretto e naturale, più ripido e sempre pietroso.
Torna il rumore dell'acqua e il sentiero sale tortuoso.
Si passa uno sbarramento (0,50): il Catria appare alto con la croce svettante.
In terra le pietre diventano sempre più grosse.
Il bosco invece si fa più ordinato, comandato dagli ornielli.
Un breve tratto in piano (1,00) e l'attraversamento di un fossato imboscato interrompono appena le svolte
che riprendono subito dopo.
Arriviamo sotto alte pareti che dominano un tratto ceduato.
Subito dopo è la volta di un tratto di bosco pulito e libero a predominanza di faggi (1,25).
Si susseguono alcune piazzole di vecchie carbonaie che spezzano la salita.
La faggeta è secolare con alberi possenti.
Con un breve tratto su fondo erboso si arriva alla strada del Catria (2,00) di fronte al cartello "Fonte Acera".
Apprezzata la fresca acqua, si esce dalla faggeta prendendo a destra al margine del bosco fino a raggiungere
di nuovo la strada.
Lungo questa in pochi minuti raggiungiamo il rifugio Capanna dei Porci (2,20).