In occasione della festa di S. Giuseppe, il 19 Marzo,
ogni borgo preparava un fuoco all' aperto da accendere la
sera. La tradizione vuole che si usassero vecchi alberi di
ginepro rimasti dalle feste di natalizie e le ginestre
raccolte nelle vicinanze. Tra i borghi c'era la gara alla
realizzazione del focarone più grande.
Per la costruzione si precedeva
sistemando una base circolare di ginepri quindi si
sovrapponevano a strati le ginestre. Centralmente veniva
sistemato in verticale un palo, che fungeva da
stabilizzatore, attorno al quale prendevano posto i rami, con
il fusto rivolto al centro e le estremita' verso l' esterno.
La raccolta del materiale impegnava i ragazzi gia' da
diversi giorni prima e a volte portava alla costruzione di
focaroni imponenti.
La sera di S. Giuseppe all' imbrunire
avveniva l' accensione alla quale partecipava la
popolazione.
Volendo attribuire alla ricorrenza un
significato "più alto" si può assimilare l'
accensione del fuoco ad un atto purificatore. Esso segna il
passaggio da una stagione morta, buia, l' inverno, ad una in
cui la vita, la luce, la primavera è pronta alla sua
esplosione, al suo rinnovamento: l' energia liberata ritorna
agli uomini e alla terra che li circonda.